AUTOSTIMA IN 10 MOSSE

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L’autostima è il risultato di come noi ci vediamo e di che “stima”, valore attribuiamo a noi stessi.

L’autostima dipende da quanto valore attribuiamo nel nostro quotidiano al nostro aspetto fisico, alle nostre competenze, alla nostra capacità di raggiungere gli obiettivi che ci prefiggiamo sia in ambito personale che lavorativo.

Il successo in uno o più ambiti non è garanzia di autostima: infatti, quest’ultima deriva dall’equilibrio dei diversi aspetti. L’autostima è di natura fragile e mutevole, aumenta quando viviamo nel rispetto dei nostri valori personali e diminuisce ogni volta che il nostro comportamento non è coerente con i nostri valori.

Secondo alcuni autori l’essenza dell’autostima è sintetizzabile in due punti fondamentali:

–       Percezione della competenza personale

–       Convinzione di avere un valore personale intrinseco in quanto persona così com’è

 

Quanto sopra detto ci aiuta a individuare i comportamenti indicatori di una autostima solida:

 

–       Accettare se stessi per quello che siamo

–       Gestire le nostre emozioni

–       Affrontare le conflittualità

–       Essere assertivi nelle relazioni

–       Avere fiducia delle proprie capacità

–       Affermare positivamente se stessi.

 

Lo sviluppo e il mantenimento della nostra autostima è una pratica quotidiana di cui noi siamo i responsabili.

Se ci prendiamo in carico questo lavoro, seppur impegnativo, potremo coltivare il nostro benessere personale in ambiti diversi della nostra vita come la famiglia, il lavoro…

Ma come fare?

Ecco di seguito qualche suggerimento:

1)    Separa ciò che sei come persona da ciò che fai.

Avere un comportamento sbagliato, non significa essere sbagliati. Siamo molto di più dei nostri comportamenti, dei nostri risultati e delle nostre azioni. Identificarci con questi può farci soffrire. I comportamenti, quando ci accorgiamo che non sono funzionali, possiamo cambiarli mettendo in campo le nostre risorse.

2)    Riconosciti i tuoi talenti e le tue competenze
Tutti noi abbiamo doni e qualità che ci rendono unici. Prendi coscienza di questo. Fai una lista di 5 risultati per te significativi che hai raggiunto nella tua vita e che ti hanno dato soddisfazione e chiediti:come ho fatto a raggiungere quel risultato? Che capacità ho usato? Ecco, quelle capacità sono alcuni dei tuoi talenti!
Puoi anche chiedere alle persone che ti conoscono bene di dare il loro feedback. Una visione oggettiva ti può fornire un nuovo punto di vista che nemmeno tu avevi preso in considerazione.

3)    Impara a non giudicarti e a liberarti dal vincolo del giudizio degli altri

I peggiori giudici di noi stessi siamo noi. Quando ci giudichiamo non siamo in grado di guardare con occhi oggettivi e nemmeno di modificare i comportamenti disfunzionali che abbiamo agito. Inoltre più siamo giudicanti nei nostri confronti più temiamo il giudizio degli altri.
Quando non ti senti sicuro di te stesso, ti senti costantemente sotto la lente di in gradimento, continuamente giudicato come se il mondo aspettasse solo un tuo errore per fartelo notare. Non è così! Smettila di sentirti al centro dell’universo altrui. Il tuo valore è indipendente da ciò che pensano gli altri.
Piacere a tutti è impossibile e non è neanche necessario. Quando ti vengono rivolte delle critiche, riconosci quelle costruttive e sincere da quelle distruttive e considerale uno stimolo per migliorarti e crescere, non per sentirti attaccato.

4)    Aggiorna costantemente le tue competenze

Se non ti senti abbastanza preparato, studia, preparati, prova e riprova.  Maggiore è la tua preparazione, maggiore sarà la fiducia in te stesso. Aggiornati costantemente, in un mondo dove il cambiamento è veloce anche le nostre competenze devono adeguarsi costantemente

5)    Accetta i tuo sbagli e impara

Fare degli sbagli è normale ed è parte del processo di apprendimento. Anzi è proprio necessario. Come possiamo raggiungere i nostri obiettivi se non falliamo, apprendiamo una lezione e la mettiamo in pratica? È solo quando ci permettiamo di non essere perfetti, di sbagliare, di provare e riprovare che possiamo crescere e migliorare.

6)    Definisci sempre degli obiettivi

Definire degli obiettivi diventa per ciascuno una palestra quotidiana per andare verso mete che abbiamo stabilito. Ci mettiamo in gioco, accettiamo la sfida e affrontiamo con fiducia il cambiamento

7)    Evita di rimandare

Non rinviare a domani quello che puoi fare oggi! Procrastinare le nostre decisioni o le nostre azioni è un buon metodo per far diminuire la fiducia in se stessi. Passa all’azione, adesso. Non aspettare.

8)    Cura il tuo aspetto e fai sport

Molto spesso la fiducia che abbiamo nei confronti di noi stessi è legata all’immagine che abbiamo nella nostra mente.  Il problema è che a volte questa immagine appare deformata dalle nostre convinzioni limitanti e finiamo per dare più risalto a quelli che noi viviamo come i nostri difetti piuttosto che ai nostri pregi. Prenderci cura del nostro corpo ci aiuta a modificare l’immagine mentale che noi stessi costruiamo.  Il movimento poi sviluppa le endorfine, delle sostanze che hanno un effetto calmante, danno benessere e sicurezza. Cerca di praticare attività fisica quando puoi.

9. Una carezza al giorno

Le carezze sono il nutrimento della nostra anima e anche della nostra autostima. Per  Erick Berne, il padre dell’Analisi Transazionale, le carezze sono i riconoscimenti che gli altri o noi possiamo darci, possono essere positive o negative. Quelle positive nutrono la nostra autostima e il nostro benessere

Ogni giorno scrivi su un quadernetto una cosa che hai fatto e che consideri un piccolo o grande successo. Può essere legato al lavoro, ma anche aver aiutato uno sconosciuto, avere cucinato un buon piatto. Dopo aver scritto il tuo successo, fatti un applauso e trova un modo per celebrare!

10. Rafforza la convinzione di possedere le competenze che ci permettono di affrontare la vita
– affronta i cambiamenti invece di rifiutarli

– gestisci i conflitti invece di evitarli

– assumiti dei rischi calcolati invece di scegliere la via della sicurezza, se per te non è una buona via

– affronta le paure

Elisabetta Ghezzi

 

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Le emozioni: bussola della nostra esistenza

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“Tra le braccia della debolezza c’è la forza ansiosa di liberarsi. Nella presa del dolore c’è il piacere che aspetta solo di realizzarsi. E lungo il sentiero degli ostacoli si celano le opportunità. Siamo grati a questi maestri per tutto ciò che portano nella nostra esistenza”

M. Grad  “La principessa che credeva nelle favole”

Le Emozioni: la bussola della nostra esistenza

La parola emozione deriva dal latino exmovere o emovere che significa “trasportare fuori” “smuovere” indica una reazione in risposta a stimoli interni o esterni a noi.

Gioia, paura, rabbia, tristezza, sorpresa, disgusto sono le emozioni definite primarie dalle quali deriverebbero tutte le altre. Tutte le emozioni trovano posto nella nostra vita e agiscono a livello del pensiero, a quello dei comportamenti e a quello delle relazioni sociali, non possiamo crearle, inventarle o sopprimerle ma possiamo imparare a gestirle per vivere pienamente.

Nel pensiero comune si pensa che possano essere classificate in categorie come: buone o cattive, utili o inutili… Le emozioni non sono né buone né cattive, le nostre difficoltà non dipendono dall’emozione che proviamo ma dai pensieri che associamo al nostro vissuto. Molto spesso nell’inconsapevolezza la mente ci porta altrove rispetto a quanto stiamo vivendo e ci ritroviamo proiettati costantemente nel rimpianto del passato o nella preoccupazione del futuro, ci distanziamo dal momento presente, che è l’unico momento di fatto esistente, allontanandoci, in tal modo, dalla nostra esperienza emozionale interna e da quella relazionale esterna. Precipitiamo, pertanto, in un profondo stato di paura e confusione, non comprendendo ciò che ci accade. Dinnanzi a ciò che non comprendiamo, la nostra tendenza di base è sempre la fuga o l’attacco. In altri termini reagiamo costantemente a ciò che viviamo ed incontriamo, piuttosto che agire equilibratamente, dopo aver approfondito e valutato ciò che non riusciamo a comprendere o che ci blocca e che pertanto non riusciamo neanche a nominare. Ogni qualvolta che reagiamo, aumentiamo sempre più il nostro stato di resistenza e quindi d’ansia e sofferenza e per difenderci da questa, tendiamo ad evitare le situazioni che la possono scatenare. Così facendo le situazioni da evitare aumentano sempre più, facendoci sentire costantemente imprigionati in un circolo vizioso, che si autoalimenta.

In realtà le emozioni sono tutte utili essendo la bussola che ci guida mentre percorriamo i sentieri della nostra vita quotidiana. Ci connettono con i nostri bisogni sostengono lo sviluppo delle idee e del pensiero aiutandoci a proteggerci dai pericoli, a prendere le decisioni giuste per noi.

Come utilizzare la bussola allora? 

Per utilizzare al meglio qualsiasi strumento si deve cominciare a conoscerlo.

Le emozioni ci inviano messaggi ben precisi e noi per gestirle dobbiamo cominciare a diventare consapevoli di ciò che sentiamo nel momento in cui lo viviamo. Dobbiamo imparare ad accettare ciò che sentiamo senza giudicare. Questo ci consente di far fluire la nostra vita e prenderci cura di noi.

Per chi fosse interessato a vivere un approfondimento esperienziale delle emozioni di base, al fine di migliorare la presenza a se stessi, nel qui ed ora, ed alle proprie competenze relazionali e sperimentare, alcune tecniche di Mindfulness,  pratica di consapevolezza, per imparare ad aprirsi alla propria esperienza, per come si presenta momento dopo momento, la Dr.ssa Elisabetta Ghezzi professional counselor e istruttore Mindfulness, la Dr.ssa Roberta Maddaloni professional counselor il giorno 21 giugno dalle ore 9.00 alle ore 18.00 in via Canova, 11 Milano, condurranno un seminario dal titolo APRIRSI ALLE EMOZIONI. La giornata prevede attività pratiche e di piccolo gruppo.

Per informazioni e iscrizioni  ghezzieli@gmail.com cell. 347/1182513

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COS’E’ LA MINDFULNESS

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CHE COS’E’ LA MINDFULNESS

La mindfulness non è qualcosa di nuovo ma parte di ciò che ci appartiene umanamente, cioè la capacità di essere presenti alla nostra esperienza nel momento in cui accade, nel qui e ora. Consapevoli dei pensieri, delle emozioni e delle sensazioni fisiche che si presentano, momento dopo momento. Provando ad accogliere ogni esperienza, qualunque essa sia, senza giudizio e senza volerlo modificare per forza, accettandolo. Si tratta di una modalità per entrare in contatto intimo e profondo con il nostro presente, accorgendoci di tutte le volte che il pensiero ci porta altrove, ad esempio ad arrovvellarci su un evento passato o a proiettarci nel futuro, sulle cose da fare, creandoci magari ansia e agitazione.
Essere mindful significa restare in contatto con la nostra mente e il nostro corpo qui e ora, accorgendoci di quando il pensiero prende il sopravvento, le emozioni ci assalgono, i dolori ci disturbano. Stare nel presente significa saper vivere pienamente ogni esperienza, recuperare il piacere dei piccoli gesti quotidiani che molto spesso ci creano gioia e a cui non siamo più in grado di attribuire un valore positivo, accogliere anche la sofferenza, senza avversione e senza giudizio. Sviluppare questa capacità e svilupparla, ci aiuta a stare in pace con noi stessi e a modificare quelle reazioni che non sono funzionali e che ci causano sofferenza e stress.

Come dice Jon Kabat Zinn, che ha sviluppato il protocollo di Mindfulness più diffuso e studiato nel mondo (MBSR – Mindfulness Based Stress Reduction):
“Quando cominci a fare attenzione a quel che succede nella tua mente, scopri che sotto la superficie c’è una grande attività mentale ed emotiva. Questo flusso incessante di pensieri ed emozioni può assorbire una grossa parte della tua energia e può impedirti di vivere anche solo qualche istante di quiete, di pienezza e di gioia”.

PERCHE’ PUO’ ESSERE UTILE ALLE PERSONE

I vantaggi che porta sono davvero molti. Saki Santorelli, attuale direttore del Center for Mindfulness, la definisce “una via per accedere alle proprie risorse interiori”. In genere, la si collega a una riduzione dello stress, ma le ricerche ci dicono molto di più, dimostrandone l’efficacia sul fronte psicologico, relazionale e organico.
Sul piano psicologico permette un maggiore accesso alle proprie potenzialità sensoriali, mentali ed emozionali. Aiuta le persone ad adattarsi in situazioni incerte e instabili, sviluppa la responsabilità personale, migliora la capacità di focalizzare l’attenzione, aumentando la concentrazione.

La mindfulness promuove inoltre un atteggiamento aperto, creativo, non giudicante nei confronti dell’esperienza e si è dimostrata utile nella gestione di molti stati psicopatologici come depressione, ansia, panico, dipendenze, disturbi del sonno, deficit dell’attenzione e iperattività, disturbi del comportamento alimentare.

Sul versante relazionale la mindfulness ha degli effetti altrettanto rilevanti, tra cui lo sviluppo di un atteggiamento imparziale di apertura e ascolto dell’altro, privo di pregiudizio. Stimola una maggiore attenzione alla qualità della relazione, una migliore modalità di comunicazione e una maggiore sensazione di connessione con l’altro. In più alimenta curiosità, fiducia ed empatia, permette un maggiore equilibrio emozionale nel non lasciarsi trascinare dalle emozioni ma poterle gestire senza mettere in atto strategie disfunzionali. Previene il rimuginio patologico e i comportamenti impulsivi e aggressivi.

Sul piano fisico la pratica di mindfulness rafforza il funzionamento generale del corpo: la sua capacità di guarigione, le risposte immunitarie, la reattività allo stress.

Se hai voglia di provare ti aspetto tutti i lunedì di giugno presso il mio studio di via Canova 11 a Milano dalle 19.00 alle 20.30. Per iscrizioni e informazioni ghezzieli@gmail.com 347/1182513

Un saluto a tutti

Elisabetta

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RIDUCIAMOCI LO STRESS CON LA MINDFULNESS

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Lo stress è la risposta di adattamento del nostro organismo ad uno stimolo esterno. E’ una risposta fisiologica generalizzata con cui l’organismo cerca di adattarsi alle richieste e alle pressioni a cui è sottoposto.

Lo stress è un elemento naturale della vita e come tale inevitabile, richiede un costante adattamento da parte dell’organismo. Noi, in quanto organismi, possiamo rispondere alle sollecitazioni agendo strategie che sono disfunzionali oppure abbiamo la possibilità di creare strategie alternative e funzionali che ci aiutano nel dirigerci verso il nostro benessere individuale.

In sintesi noi possiamo rispondere allo stress AGENDO anziché REAGENDO

La Mndufullness ( letteralmente significa risvegliarsi alla vita)  è un metodo che ci consente di entrare in contatto con noi stessi, il nostro corpo, le nostre emozioni e contemporaneamente ci consente l’ accesso alle nostre potenti risorse interiori di trasformazione.

Gli incontri avranno inizio il giorno 9 giugno dalle ore 19.00 alle ore 20.30 circa, e proseguiranno per tutti i lunedì di giugno e si svolgeranno in via Canova, 11, Milano

La quota di partecipazione è di 20€ a serata. Le serate si svolgeranno se si raggiungerà il n° minimo di partecipanti

Per iscrizioni: Elisabetta Ghezzi 347/1182513

ghezzieli@gmail.com

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PER AFFERMARSI POSITIVAMENTE E’ IMPORTANTE SAPER NEGOZIARE

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Probabilmente non ne siamo consapevoli ma in molte occasioni della nostra giornata negoziamo per una cospicua parte del nostro tempo e non solo al lavoro, ma in ogni situazione della nostra vita. Negoziamo con il datore di lavoro e con i nostri clienti, con i nostri partner e con i nostri figli….

La negoziazione è un’arte che si può imparare e che ci aiuta ad affermarci in maniera positiva con gli altri senza crearci stress. Saper negoziare, anzichè litigare e contrapporsi significa saper tener conto del bene proprio e di quello degli altri.

Ti sei mai chiesto come potrebbe cambiare la tua realtà se invece di contrapporti innervosendoti, sapessi fa valere le tue ragioni con tranquillità e mantenendo salda la relazione con l’altro?

Buona giornata a tutti

Elisabetta

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CRITICA SI’ MA COSTRUTTIVA

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La critica fine a se stessa di tutto e di tutti è uno “sport” molto praticato nei contesti sociali di ogni tipo (famiglia, gruppi di volontariato, azienda). Non si valuta sufficientemente quanto male faccia a sè e a chi si rivolge la critica.

La critica distruttiva non insegna nulla nè a noi nè all’altro, causa rotture di relazione impedisce il confronto e non consente crescita e cambiamento, insisto nè per noi nè per l’altro.

Esiste un’altro tipo di critica, quella costruttiva che invece ci consente di affermarci positivamente, fornendo il nostro punto di vista, con assertività e nel rispetto dell’altro e mantenendo il legame della relazione.

Fare ciò significa operare per il nostro benessere e quello dell’altro, non accumulare stress, gestire le emozioni.

Buona settimana a tutti

Elisabetta Ghezzi

 

 

 

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il codice reale

codice reale

C’era una volta un/a bambino/a, ognuno di noi. Quando siamo nati e dentro di noi c’erano le nostre caratteristiche e  disposizioni personali. Anche quando cresce questa parte rimane dentro ciascuno di noi e vi risiede tutta la nostra energia vitale che è orientata al raggiungimento sia degli obiettivi che ci garantiscono la sopravvivenza, sia quelli che ci garantiscono il nostro benessere personale.

Il Bambino Naturale è una parte di  noi che, ci dice E. Berne il fondatore dell’Analisi Transazionale, che ci accompagna dalla nascita,  è in diretto contatto con le sue emozioni e sensazioni che hanno la funzione di fornire a ciascuno delle precise informazioni rispetto al proprio stato di benessere o di malessere.

Il bambino crescendo comincia ad imbattersi, tra le tante cose, nel faticoso compito di comprendere il “codice reale” che la sua famiglia di origine gli fornisce. E’ una specie di legge non scritta ma assolutamente riconoscibile che, secondo la capacità del bambino di leggere la realtà, garantisce l’appartenenza.

Le parole del codice possono cominciare ad esempio:

Un bravo  bambino o una brava bambina:

– deve…

– non deve …

– può solo fare questo o quello …

– deve fare le cose perfette

– non deve manifestare le sue emozioni

Quello che il bambino apprende dal “codice reale” diviene una convinzione e si trasforma in un comportamento che qualche volta non è quello che gli consente di esprimere se stesso.

Tanto più il “codice reale” è rigido e tanto più al bambino è vietato esprimersi. Il bambino comincia a provare paura e tanto più è grande la paura di non andare bene tanto più la sua vocina interna viene tenuta nascosta.

Da adulti il “codice reale”, se non lo riconosciamo agisce così come agiva quando eravamo piccoli e influenza i nostri comportamenti rendendoli poco funzionali rispetto alle situazioni che viviamo quotidianamente. Ci vediamo costretti a dire sempre di sì anche se non vogliamo e a non inventarci strategie alternative per negoziare con l’altro, siamo vissuti dagli eventi, dal tempo, non gestiamo le emozioni che spesso non siamo in grado di riconoscere perchè ci impediamo di entrare in contatto con esse…

Provate, se ne avete voglia a farvi qualche domanda per incominciare a conoscersi meglio.

Ad esempio: cosa mi veniva detto da piccolo?

Per essere un bravo bambino dovevo?

Non ero all’altezza se ….?

Se poi volete continuare provate a scrivere il vostro codice reale su un foglio e ad osservare cosa ancora oggi influenza il vostro comportamento.

Buon lavoro

Elisabetta

 

 

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SILENZIO ASCOLTIAMO

Se hai voglia di metterti in ascolto di te per diventare maggiormente consapevole nella relazione con l’altro il 23 marzo a Milano in via Canova, 11  dalle 9.30 alle 17.30 avrai l’occasione di sperimentarti.

Se sei interessato invia una E-MAIL: attivamentecounseling@gmail.com

TELEFONA: 347/1182513

ascolto

 

 

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COUNSELING PER CHI?

Una delle prime domande che mi rivolgono le persone che incontro quando scoprono che faccio la counselor è: chi viene da un counselor?

Il mio lavoro mi offre la possibilità e la fortuna di essere un’ascoltatrice di storie di vita di uomini e donne.

Ci sono protagonisti tristi perchè la loro relazione è finita e ora sentono il bisogno di trovare un nuovo modo per proseguire.

Ci sono principesse che scoprono che il loro principe le tiranneggia e non vogliono più recitare una parte che dipende da qualcun altro ma scoprirsi capaci di essere protagoniste della loro esistenza, non sopportano più l’idea di vivere nel terrore del ricatto e della violenza.

Ci sono madri e padri che non sanno come entrare in contatto con il mondo dei loro figli

Ci sono principi che si credono ranocchi e non vedono cosa c’è di bello in loro e non utilizzano le loro potenzialità.

Ci sono uomini e donne che portano dentro di  sè bambini feriti e tristi che sono rimasti chiusi in una spelonca per anni e quasi dimenticati e non sanno emozionarsi di quello che la vita offre ogni giorno.

Ci sono cavalieri con pesi grossi come macigni dentro il cuore e che traboccano di rabbia e soffrono perchè sono sempre soli, si rendono innavicinabili.

Ci sono avventurieri e avventuriere che si rendono conto che le loro capacità possono essere ancora maggiormente sviluppate e che vogliono scoprire quanti tesori nascosti ci sono dentro di loro e come poterli utilizzare al meglio.

Ci sono re che sono talmente centrati a osservare se stessi che non si accorgono di tutto quello che c’è nel loro regno si sta sgretolando e che provano paura quando incominciano a vederlo.

In definitiva, il counseling è per uomini e donne che in un momento transitorio di difficoltà della loro esistenza vogliono rimettersi in cammino e scrivere nuove pagine di storie di vita, insieme a un ascoltatore esperto che non giudica e che affianca con il solo scopo di aiutare a trovare un nuovo modo per mettersi in cammino.

Elisabetta Ghezzi

 

 

 

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tEssese te

tEssere te per poter essere te stesso. Sembra un giro di parole ma sembrerebbe funzionare così.

Ogni individuo ha la possibilità di tessere i fili che si trova tra le mani e con il telaio che ha a disposizione per costruire una tela che sia la “propria tela”, con quei colori, con quei disegni, con quelle caratteristiche che si prefigura perché gli procurano la piacevole sensazione di stare bene con se stesso e con gli altri.

Per costruire la tela di sé stessi è fondamentale essere consapevoli di quali sono gli strumenti  e i fili che possediamo e di quali abbiamo eventualmente bisogno di procurarci per poter raggiungere gli obiettivi che vogliamo.

Tessere se stessi, è, come la tessitura, un’opera paziente,  che si alimenta del piacere di fare, che si sviluppa nel qui e ora e in  un tempo che è il tempo necessario per raggiungere il risultato che si desidera.

Il counseling ha come obiettivo l’affiancamento degli individui affinchè acquisiscano maggiore consapevolezza e sviluppino le loro potenzialità per realizzare i loro obiettivi.

Buona fine settimana a tutti

Elisabetta

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